Caronda e il codice calcidese
"Caronda antichissimo legislatore d'Italia istituiva in questa città nel settimo secolo avanti Cristo il più celebre Ginnasio condotto da uomini liberi .
"A spese dello Stato poche leggi dava e molte norme di pubblico e privato costume alla Sicilia e alla Magna Grecia e santificandole con l'esempio meritava gloria immortale quale fondatore austerissimo di civiltà".
(Epigrafe scritta da Mario Rapisardi e posta all’ingresso monumentale dell’”Amphitheatrum insigne”)
La scuola trae il proprio nome dal famoso legislatore catanese Caronda che creò il “codice calcidese” e le cui leggi furono le più antiche non solo della Sicilia ma anche dell’Italia.
Le notizie intorno alla sua vita sono assai imprecise: alcuni hanno avanzato l'ipotesi che non sia nato
a Catania, mentre altri, e non sono pochi, lo ritengono sicuramente catanese.
Nessun autore antico ci ha tramandato notizie precise sull'epoca in cui Caronda visse. Su questo argomento si può tessere solo un gioco di ipotesi legate ai pochi riferimenti pervenutici. Di altro non sappiamo niente se non quanto la tradizione (o meglio, la leggenda) riporta sulla sua morte.
Si dice che si punì uccidendosi per non trasgredire ad una legge, da lui stesso promulgata, che vietava di partecipare con le armi alle assemblee.
Per testimonianza del Fazello sappiamo che il sepolcro di Caronda fu scoperto nel 1524 presso la chiesa di S. Agata la Vetere ; oggi, tuttavia, non c'è più niente che ci possa ricordare l'antico monumento.
Alla memoria di Caronda sono stati dedicati: alcune medaglie in argento ed in bronzo; un quadro detto dell'Errante nell'Università di Catania; una strada tra le più antiche della città; un busto marmoreo nel «Viale degli uomini illustri» nel giardino «Bellini» di Catania;
un'epigrafe scritta da Mario Rapisardi e posta all'ingresso monumentale dell'«Amphitheatrum insigne».
La gloria di Caronda è legata alle «poche leggi e alle molte norme di pubblico e privato costume», come scrisse Mario Rapisardi nell'epigrafe sopra riportata.
Le leggi non furono adottate solo dai Catanesi, ma si diffusero all'interno della Sicilia; nella regione italica e in regioni straniere, come in Cappadocia ed esattamente a Mazaka poco prima del 150 a. C.
Le leggi più importanti di Caronda sono quelle che riguardano 'amministrazione dei beni degli
orfani e della loro educazione e quelle che vietano (relativamente) le seconde nozze ad un vedovo.
Sono anch'esse nella sostanza essenzialmente arcaiche e tuttavia affrontano problemi che sono di tutti i tempi: quello dell'infanzia abbandonata e quello che riguarda l'istituto familiare. Sono leggi che ci fanno sentire Caronda vicino alla sensibilità di noi moderni e ce lo rivelano uomo profondamente giusto e fiducioso nei valori morali che si realizzano nella famiglia che egli vuole unita e fusa (chiama homosipyoi, cioè « che mangiano dalla stessa cesta di pane », quelli che vivono in una stessa casa) e che considera il presupposto indispensabile per uno Stato forte.
Altra legge importante è quella che riguarda l'istruzione. Caronda affermò e sostenne che i figli di tutti i cittadini (ricchi e poveri) avevano uguale diritto allo studio e dovevano essere istruiti a spese dello Stato.
Non siamo ancora arrivati al concetto della scuola d'obbligo, però non c'è dubbio che il legislatore catanese nell'ideare questa legge fu, per lo meno lungimirante, non solo perché precedette la legge della civilissima Mileto, patria di Talete, la quale prevedeva l'educazione a spese dello Stato solo per gli orfani di guerra, ma anche perché capì che il nuovo diritto delle genti non poteva più basarsi sulla regola del più forte o del privilegiato, ma su quella della consapevolezza e del rispetto e che da questo punto di partenza si può misurare la validità di una comunità democratica.
Tratto da
“Catania dalle origini alla dominazione normanna”
di Tino Giuffrida – Libreria Editrice C.Bonaccorso
Caronda, il legislatore catanese
